Primo Congresso della

Società Italiana Terapia Chelante

Ascoli Piceno

Domenica 7 Luglio 2002

 

 


Programma

    la piramide dell’eta’    

 Serafina Corsello, M.D.  Presidente Onorario SITeC

Corsello Centers New York                    

 

  effetto protettivo dell’edta sull’endotelio vascolare

Maria Elena Ferrero - Socio Diplomato SITeC

  Istituto di Patologia Generale Facoltà di Medicina e Chirurgia -Università degli Studi di Milano

   cerebrovasculopatie e minerali tossici. analisi statistica mediante hair analysis test.

Prof. Sandro Mandolesi  Socio Fondatore SITeC -  Roma

 

   metalli pesanti e terapia chelante

     Dr.Sante G.Zanella Membro SITeC  Nutrition for Longevity- Bologna

 

sinergie tra ossigeno ozono terapia e terapia chelante

   Dr. Vincenzo Simonetti   Membro SITeC  Borgaro - Torino

  

   studio dello stresso ossidativo tramite d-roms test prima, durante e dopo terapia chelante con edta  

     Dr.  Mauro Mario.Mariani  Socio Diplomato SITeC -  Ascoli Piceno

 

    la terapia chelante in Italia

Prof. Aldo Innocente GALEANDRO Socio Fondatore SITeC - Taranto

 


Atti del Congresso

 la piramide dell’eta’    

 Serafina Corsello, M.D.  Presidente Onorario SITeC

Corsello Centers New York                    

 

L’invecchiamento biologico è il risultato di tutti gli eventi cellulari dannosi che accadono durante la vita. I geni, in gran parte, rappresentano solamente una predisposizione alla malattia e non un inevitabile destino biologico. Gli eventi che danneggiano la nostra integrità biologica si  cumulano creando così un danno che è molto più grande della somma di tutti gli eventi individuali. Per esempio: stress, fumo di sigaretta ed errate abitudini alimentari, interagiscono fra di essi ed hanno un’importante impatto sulla capacità di mantenere efficienti le nostre funzioni biologiche oltre che un aspetto giovanile.Inoltre, modi di vivere impropri ed eventi tossici aprono la porta a ripetute infezioni con ulteriore danno alle strutture cellulari da produzione di radicali liberi ed eccessiva ossidazione. Si accentua così lo squilibrio tra gli antiossidanti endogeni -elementi che ci proteggono- ed i radicali liberi -elementi che ci aggrediscono-, questo concetto è il centro della teoria d’invecchiamento.Il ruolo dell’intestino è importantissimo nei processi d’invecchiamento, in quanto non solo è uno degli organi d’eliminazione, ma è il più importante organo di difesa immunitaria.

Tenere l’intestino pulito e ridurre il carico tossico, che verrebbe riassorbito dalla circolazione generale, è il primo e tra i più  importanti passi nel processo dell'antiaging.


effetto protettivo dell’edta sull’endotelio vascolare

Maria Elena Ferrero - Socio Diplomato SITeC -  Istituto di Patologia Generale Facoltà di Medicina e Chirurgia -Università degli Studi di Milano

 

Abbiamo studiato la modificazione in vivo dell’attivazione dei granulociti neutrofili circolanti in ratti ipercolesterolemici sottoposti a trattamento con sodio edetato (EDTA). Il trattamento è stato eseguito per infusione endovenosa lenta di 40mg EDTA/gr peso corporeo.

Abbiamo dimostrato che l’attivazione dei neutrofili (misurata sia dall’espressione di molecole di adesione che dalla capacità delle cellule di aderire all’endotelio) non risulta modificata dall’uso di EDTA.

Al contrario il trattamento con EDTA determina un significativo incremento della produzione di ossido nitrico da parte dell’endotelio.

Abbiamo in seguito studiato l’azione dell’EDTA sulle cellule endoteliali ottenute da cordone ombelicale umano (HUVEC). Abbiamo dimostrato che l’EDTA esercita una azione protettiva nei confronti dell’attivazione delle HUVEC indotta dalla citochina TNFa (Tumor Necrosis Factor-a). Infatti sia il riarrangiamento del citoscheletro (misurato attraverso l’analisi al microscopio confocale) che l’incremento dell’espressione di molecole di adesione (misurato utilizzando il citofluorimetro), da parte delle HUVEC, risultano inibiti dall’impiego di EDTA.


cerebrovasculopatie e minerali tossici. analisi statistica mediante hair analysis test.

Prof. Sandro Mandolesi  Socio Fondatore SITeC -  Roma

 

Negli ultimi anni si è sempre più correlato, da parte dei ricercatori, l’incidenza di cerebropatie  e patologie gravi neurologiche in soggetti che presentavano tassi aumentati di minerali pesanti nei tessuti. Fisiologicamente tali minerali pesanti sono eliminati con notevole difficoltà e spesso restano depositati nei nostri tessuti per decenni dopo l’esposizione. Questi sono, tra tutte le sostanze inquinanti per l’uomo, i composti più pericolosi e patogeni in quanto inattivano molti enzimi e alterano la funzione anti ossidante e detossicante di molti apparati .

Dato che le concentrazioni tessutali alle quali essi diventano  tossici  sono di poco superiori a quelle ritenute fisiologiche diventa di primaria importanza una accurata diagnosi e una terapia più precoce possibile in quanto l’esposizione protratta anche a modiche quantità  tossiche di tali metalli può determinare delle patologie spesso “no responder” alle terapie usuali. La terapia chelante in questi casi è certamente indicata quale trattamento preventivo in quanto il suo meccanismo di azione principale, la chelazione dei metalli, determina un effetto anti radicali liberi notevolissima.   

L’autore presenta una statistica nazionale su circa mille pazienti studiati con Mineralogramma sul capello la confronta con  dati Americani


metalli pesanti e terapia chelante

Dr.Sante G.Zanella Membro SITeC  Nutrition for Longevity - Bologna

Tra tutte le sostanze inquinanti i metalli pesanti sono tra i composti  più pericolosi e dannosi per l’uomo. I metalli tossici sono sostanze inquinanti che penetrano in maniera insidiosa nella nostra vita con: cibi, bevande, aria, abiti e trasporti.

Sono concausa nel 65% dei decessi nei Paesi industrializzati.

Non tutti i metalli sono tossici infatti alcuni (ferro, rame e selenio) sono indispensabili per lo svolgimento delle funzioni metaboliche mentre risultano essere tossici a dosaggi superiori.

Altri metalli definiti xenobiotici (piombo, mercurio, alluminio, cadmio) esercitano invece effetti tossici sull’organismo anche a bassissime concentrazioni.

I metalli si accumulano lentamente e progressivamente negli organi (ossa, fegato, rene, SNC) e nei tessuti dove esplicano la loro azione dannosa.

Il loro meccanismo d’azione consiste nel bloccare l’attività di numerosi complessi enzimatici con conseguente danno metabolico ed energetico delle nostre cellule.

La sintomatologia da metalli tossici è svariata e coinvolge numerosi organi e apparati.

Il metodo da noi suggerito per la reale determinazione del dosaggio dei metalli tossici è rappresentato dal “Test di Chelazione” che consiste nel confronto tra i valori dei metalli presenti nelle urine prima ed immediatamente dopo la somministrazione di un agente chelante (EDTA). La chelazione è un meccanismo chimico attraverso il quale una molecola biologica incorpora all’interno della propria struttura un minerale rendendolo inattivo.

Una volta chelato il minerale perde dunque le sue proprietà e viene eliminato attraverso la via urinaria o intestinale.

Risultati:

I dati ottenuti dal Test suggeriscono che la semplice misurazione dei metalli nel sangue e/o nell’urina è inattendibile, perché i metalli si depositano in gran parte nei tessuti, dove esercitano il loro effetto prossidante.

Questi risultati dimostrano che il “Test da carico con infusione di EDTA” rappresenta oggi la tecnica di elezione quando si vuole valutare lo stato di intossicazione cronica da metalli tossici.


sinergie tra ossigeno ozono terapia e terapia chelante

   Dr. Vincenzo Simonetti   Membro SITeC  Borgaro - Torino

 

Dopo aver esaminato gli effetti dell'ossigenozonoterapia e della terapia chelante, ne vengono evidenziate le sinergie, con favorevoli effetti su molte patologie vascolari,degenerative, virali ed autoimmuni.

Entrambe le terapie, attivando i sistemi antiossidanti, aumentano la capacità di produzione energetica cellulare e contribuiscono a migliorare la qualità e la durata della vita. Particolarmente sorprendenti sono i benefici nelle patologie neurologiche. Si propone l' integrazione delle due terapie.

 


studio dello stresso ossidativo tramite d-roms test prima, durante e dopo terapia chelante con edta  

     Dr.  Mauro Mario.Mariani  Socio Diplomato SITeC -  Ascoli Piceno

       

Le malattie vascolari si presentano inevitabilmente a seguito di un innescato processo di aterosclerosi. La formazione della placca ate­rosclerotica è stata fatta risalire soprattutto a livelli ematici elevati di colesterolo totale e di LDL. Oggi pensiamo che probabilmente siano i radicali liberi il fattore determinante dell'aterosclerosi. Dopo che una particella di LDL, depositata sulla parete di un vaso, viene ossidata dal contatto con i radicali liberi, i leucociti (macrofagi) della pa­rete arteriosa cercano di eliminare l'LDL danneggiato ingoiandolo. Purtroppo, dopo aver inglobato l'LDL, le cellule bianche non riescono a liberarsene. I leucociti intasati di colesterolo si gonfiano, provocando nel tempo l'ispessimento della parete arteriosa e il restringimento delle arterie. Non è quindi il colesterolo in se stesso quello che blocca l'arteria.

Il problema è l'LDL ossidato e inglobato dai leucociti. I radicali ossidanti possono essere attivati da una serie di fattori, fra cui il fumo di sigaretta, l'inquinamento dell'aria e l'eccesso di attività fisica. All'inizio l’organismo riesce a contrastare l'attacco dei radicali grazie all'arsenale di antiossidanti di cui dispone. Gli antiossidanti si sacrificano per l'LDL, ma presto, se i radicali che attaccano sono troppi, si esauriscono, e l'LDL rimane senza difese. In breve tempo i radicali infliggono ferite mortali a numerose molecole di LDL, che quindi vengono inglobate dai macrofagi. Le cellule gonfie che ne derivano,  ”le cellule schiumose”, si fissano alla parete arteriosa ogni volta che si verifica il processo, che restringe il lume dell'arteria e alla fine provo­ca gravi disturbi cardiovascolari, fra cui l'infarto.

Molti infarti si manifestano nel pieno della maturità in persone che non hanno tassi elevati di colesterolo, nè totale nè cattivo. in genere, in que­sti casi si conclude che il problema cardiaco è legato allo stress ossidativo di questi soggetti.

Scopo dello studio è dimostrare prima durante e dopo terapia chelante con edta l’effetto antiossidante della molecola con la riduzione dello stress ossidativo.

Lo studio in oggetto è stato monitorizzato attraverso il d-roms test.

Il d-roms test si basa sulla capacita’ che hanno i metalli di transizione, una volta liberati dalla forma chelata a proteine di trasporto e di deposito in cui di norma si trovano nel plasma e nelle cellule, di catalizzare reazioni di formazione di radicali liberi secondo la reazione di fenton. I radicali prodotti, la cui quantita’ e’ direttamente proporzionale alla quantita’ di perossidi presenti nel plasma, vengono intrappolati chimicamente da molecole di un derivato aromatico che li trasformano in ioni ed assumono loro lo stato di radicali liberi dando luogo ad una colorazione valutabile fotometricamente .

Il d-roms test quantizza  lo stato di ossidazione ematico in termini di u.carr  (unita’ Carratelli) dal nome dell’inventore della metodica ed il valore di 1 u.carr  corrisponde ad una concentrazione di perossido di idrogeno di 0,08 mg%.

Materiale e Metodo

Sono stati studiati 8 pazienti: 4 con patologie vascolari e 4 in terapia dopo rimozionedi amalgame dentarie (mercurio).

Risultati

E’stato visto un vero e proprio crollo dei valori u.carr dopo terapia chelante con edta valori iniziali tra 428 u.carr e 270 u.carr  e valori ottenuti immediatamente dopo terapia tra 37 u.carr  e 6 u.carr . A distanza di 7 gg  tra una terapia e l’altra c’e’ stato un trend di costante miglioramento, che si e’ rilevato dpop un ciclo di sei terapie in una diminuizione percentuale in u.carr tra il 7% ed il 25% ma soprattutto si e’ visto che tutti i pazienti hanno raggiunto, anche quelli con in partenza forte stress ossidativo,  un range di valori soglia border-line.

 


la terapia chelante in Italia

Prof. Aldo Innocente Galeandro Socio Fondatore SITeC - Taranto

 

Le sostanze chelanti, per la proprietà di fissare gli ioni metallici formando composti solubili inattivi, sono state inizialmente impiegate in medicina sin dagli anni ’50 nella terapia delle intossicazioni da metalli pesanti (Pb, Hg, Al, Cd, ecc.), nell’ipercalcemia da iperparatiroidismo e nella cura della calcolosi renale. L’idea di utilizzare l’EDTA (acido etilediaminotetracetico) nell’angina e nella claudicazione intermittente, nacque dalla segnalazione degli stessi intossicati da piombo che riferirono di sentirsi migliorati anche da tali disturbi dopo terapia. Dopo le prime esperienze di Clarck e di altri autori che osservarono sorprendenti risultati utilizzando la terapia chelante con EDTA in pazienti affetti da arteriopatia coronarica, periferica e cerebrale, tale cura è stata sempre più diffusamente impiegata negli ultimi decenni in patologia cardiovascolare soprattutto negli USA, in Brasile, nell’Est Europa e più recentemente nel Nord Europa. I casi di vasculopatie arteriosclerotiche curati con EDTA, secondo il protocollo reso noto nel 1976 dalla American College for Advancement in Medicine (ACAM) ed accettato dalla Foods and DRUGS Administration (FDA) per una ricerca in doppio cieco, tuttora in corso sono oltre un milione. L’azione favorevole dell’EDTA nelle arteriopatie ostruttive è essenzialmente legata alla capacità di chelare i metalli pesanti, essenzialmente piombo e calcio e ridurre la presenza dei radicali liberi. In Italia tale terapia è stata introdotta nel 1985 quando un gruppo di medici di ritorno da uno stage effettuato pressi il Julian Center di Los Angeles appresero le basi di tale terapia fondando il Gruppo Italiano di studio per la terapia chelante, successivamente diventata nel 1990 Società Italiana di Terapia Chelante (SITEC), i cui soci fondatori risultano: Mandolesi, marchetti, Santoro, Ballo e Galeandro. Nel 1990 viene pubblicato il lavoro “Etude capillaroscopique des effets de l’EDTA chez les patients artéritiques” di M. Marchetti, M. Ballo, G. Frau, S. Mandolesi, P. Santoro, M. Pinelli, L. Revelli. Sempre nel 1990 a Plzen, in Cecoslovacchia il Prof. Ballo presenta uno studio sull’EDTA effettuato presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Palermo dal titolo “ Blood free radicals reducation during chelation therapy: its indirect valuation through glutayion reductase”. Nel 1992 a Siracusa 4 dei maggiori centri SITEC in Italia (Roma, Taranto, Brescia, Palermo) presentano uno studio multicentrico su 791 pazienti vasculopatici effettuato tra il 1985 e il 1992, ove fu rilevato un miglioramento sintomatologico nell’80% dei casi. In tutti i casi venne applicato il protocollo terapeutico proposto dall’American College for Advancement in Medicine (ACAM) e nella valutazione dei risultati ci si è attenuti a criteri standardizzati di classificazione. L’EDTA fu utilizzato come sale disodicomagnesiaco (MgNa2 EDTA) somminisrtabile soltanto in perfusione venosa lenta. Tra i  tanti lavori pubblicati dai membri della SITEC in questi ultimi 10 anni, merita una particolare citazione quello prodotto dalla Prof.ssa Elena Ferrero, della Cattedra di Patologia Generale dell’Università di Milano Nel 1995 viene tenuto a Roma il I° Corso della SITEC. A tutt’oggi ne sono stati organizzati 8 che hanno diplomato più di 50 medici. Attualmente la SITEC ha messo a punto un protocollo di ricerca che coinvolge circa 40 centri in tutta Italia e i cui risultati saranno disponibili nella seconda metà del 2003.


 

 

 

la Sala 

Premiazioni

Alice Sofia Mariani premia la Prof.ssa Corsello

 

  il Dott.Mariani durante la sua relazione

Prof.Altilia  Presidente OrdineMed.AP

Claudia,hostess